Muzzafarabad (Pakistan), 02.04.06.
Il terremoto nel Kashmir dell’ottobre 2005 è stato il peggior disastro naturale della storia del Pakistan, causando oltre 80.000 morti e centinaia di migliaia di feriti. Ad un anno di distanza 3 milioni di persone sono ancora senza tetto, nonostante le continue ed imponenti operazioni di soccorso: 27.000 voli hanno distribuito nella regione dell'Hymalaia oltre 30.000 tonnellate di generi di prima necessità. L’opera ricostruzione delle 600.000 abitazioni distrutte è solo agli inizi ed villaggi nella zona colpita dal sisma, una delle più remote e povere del mondo prima del disastro, sono sprofondati in ulteriore povertà.

Luanda (Angola), 06.05.06, veduta aerea.
Dal febbraio 2006 l’Angola è colpita dalla più cruenta epidemia di colera mai conosciuta. Epicentro del fenomeno è la sua capitale Luanda, una città che - negli ultimi 30 anni, durante e dopo i 23 anni di guerra civile - ha conosciuto una crescita smodata in particolare nei quartieri di baracche come Boa Vista. Dalla città il virus si è propagato nelle province e migliaia sono le persone che hanno ricevuto cure dall’organizzazione Medici Senza Frontiere.

Pristina (Kosovo), 21.06.00, allo stadio.
Ultimo comizio del PDK (Partito Democratico del Kosovo) prima delle elezioni del novembre 2000. Durante la guerra appena trascorsa le città, i villaggi e le campagne di questa regione sono stati oggetto di roghi e saccheggi, gli abitanti sfollati, uccisi o dispersi nelle tante fosse comuni non ancora scoperte. Nuovamente nel corso della storia il bersaglio è un intero popolo, questa volta kosovaro, costretto all’esilio, perso nella sofferenza della guerra.

Catena Montuosa dell’Hindu Kush, provincia del Badakhshan (Afghanistan) 25.05.06.
Nelle province meridionali del paese si è aperta una guerra all’oppio, parallela a quella contro i talebani. L’amministrazione degli Stati Uniti d’America affianca le autorità locali per impedire ai contadini di coltivare i papaveri. Le operazioni avanzano con difficoltà in carenza di mezzi ma anche in assenza di una politica che sradichi il lucroso traffico da cui traggono beneficio sia i talebani che le popolazioni locali, uniti nell’interesse di non piegarsi all’autorità del governo centrale.

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